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ILLÁCHIME quartet . archivio articoli e recensioni
il Mattino, 3 aprile 2004
Retronuevo all'Instabile
Nati nel 1998 dal sodalizio artistico tra Daniel Burton e Rory Leitch (a cui si
aggiunsero poi Joseph Brumley, fflatt Lindblom, Jonathan Richardson e Matt Griffin), gli
Early Day Miners si discostano dalle atmosfere più cupe e estreme dello slow-core,
rimanendo in equilibrio tra sperimentazione e tradizione. In tournée in Italia, domani
sera, preceduti dal nostrano Illachime Quartet, saranno al Teatro Instabile (vico del Fico
a Purgatorio ad Arco 38, info 349/770287) per la rassegna «Retronuevo». Si comincia alle
19.
da: freakout-online.it
Early Day Miners - Teatro Instabile
Napoli (04/04/2004)
Ghiotta occasione questa sera al recuperato Teatro Instabile di
Napoli per gli amanti di certo indie. Approdano, infatti, allombra del
Vesuvio quegli Early Day Miners che, insieme a June Panic e al solito Jason
Molina, rappresentano il meglio della mai troppo lodata label Secrelty Canadian from
Bloomington, Indiana.
Il pubblico cè, latmosfera pure : si comincia. Ad aprire le danze (si fa per
dire) ci pensa lIllachime Quartet (Illachime come in lacrime, ma non
proprio precisa il leader Fabrizio Elvetico), combo partenopeo
chitarra/batteria/keyboards/viola che presenta un set di venti minuti circa sospeso tra
fluttuazioni a-la Godspeed You Black Emperor! e una sorta di folk alieno decisamente cupo
che mi ricorda a tratti i For Carnation. Band molto interessante da riascoltare in altra
occasione più diffusamente.
Arriva quindi il momento dei quattro del midwest capitanati da Daniel Burton, forti
dellultimo Jefferson At Rest, terzo e robusto episodio sulla lunga distanza [...]
Giulio Pescatori
Fanzine elettronica
Perchè No? (aprile 2003)
Illachime Quartet CD promo autoprodotto 2002
Una cosa è certa: molto difficilmente questo gruppo napoletano
suonerà al Perché No?. Non fraintendete, non per colpa loro. Al Perché No? già la
parola postrock e indierock provoca "sgomento", semina "l'orticaria" e
fa trasalire il 90% del nostro pubblico "very kids" (e anche del direttivo della
nostra associazione, ad essere onesti) che, nella sua apertura mentale massima o si tratta
di punk, ska, numetal e hardcore o, il resto è considerato, nel caso più gentile,
..." ...merda...!!!". Figurarsi un gruppo che propone "musica
contemporanea", senza voce, in un susseguirsi di incroci tra "suoni
sintetici", intarsi acustici, giri di pianoforte e violoncello, improvvisazioni,
deviazioni noise, assolutamente rigorosi e minimali, senza nessuna concessione alla
melodia, per un suono che, come essi stessi affermano è "orgogliosamente
trasversale". In un loro ipotetico concerto dal vivo al Perché No? già mi vedo il
presidente, sig. Nobili, linciato (insieme alla band ovvio...). I coraggiosi boy's
napoletani devono accontentarsi solo del fatto che al sottoscritto i loro quattro pezzi
piacciono molto, essendo interessanti, intelligenti e suggestivi. Non è molto, lo so, ma
accontentatevi del fatto che il vostro disco finirà, con malcelato orgoglio, nella mia
"imponente" discografia.
DJ Kremlino
da: freakout-online.it
(maggio 2003)
Illàchime Quartet - promo '03
Se qui nel Paese d''o sole qualche pazzo decidesse mai di aprire la consorella
italica di un'etichetta come la Road Cone (e affini), contattasse subito questo quartetto.
Che - meraviglia - è pure di Nappule, la città musicalmente - e, pronostico,
irrimediabilmente - tenuta in scacco dagli emissari di cultura antagonista e cultura
"mediterraneo-solare" (vi risparmio l'ambito "extra-alternativo"). So
che un demo pur bellissimo come quello in esame non farà mai da schiaffo morale ai citati
emissari e a chi li coadiuva nel diffondere il loro distorto verbo culturale, ma
l'Illachime Quartet ha le palle molto grosse (scusate l'assenza di eufemismo), causa anche
età (avanzata) e probabili (per non dire sicuri) studi professionali di musica. Lascerei
perdere ogni eventuale discorso metaforico sul rapporto tra la musica di questo ciddì e
la realtà socio-urbana da cui deriva, e mi concentrerei a sottolineare le interessanti (e
dico poco) textures di cui il quartetto è capace: drumming scarno e sincopato, repentine,
liquide e profonde sortite di basso, riuscite amalgame acustico (piano, violoncello,
chitarra) - elettronico - elettriche, rumori di fondo. Un suono cesellato e scarno,
minimale e pieno, timido e affermativo, avanguardistico e accessibile. Eternemanente al
bivio delle possibilità.
Roberto Villani
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