Illachime quartet
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Filed under Recensioni, Senza categoria, Soundtrack 2019

articolo su l’Espresso Napoletano

Un articolo firmato da Anna Stromillo apparso versione cartacea del numero di settembre de l’Espresso Napoletano

Quarto album per la band napoletana che reca a sé una eloquente precisazione nel titolo (for Parties on the Edge of the Void). Musica definita come appartenente alla free form ma che risente di un non-genere trasversale, capace di coniugare diverse influenze dal post rock, alla musica per film, all’improvvisazione, e ancora elettronica minimale, avant jazz e abstract punk. Insieme dal 2002, Fabrizio Elvetico (piano, piano elettrico, basso, elettronica), Gianluca Paladino (chitarra), Ivano Cipolletta (batteria e percussioni), Pasquale Termini (violoncello, violoncello elettrico) sono nuovamente scesi in campo con un concerto destinato al loro pubblico di sempre proprio all’Asilo, ex asilo Filangieri.
Già, perché iI loro progetto deve la sua realizzazione anche allo stesso centro culturale L’Asilo, oltre che al supporto di Solchi Sperimentali discografici/Marocco Music. Soundtrack è un concept diviso in due parti ispirate a Cinque pezzi facili, pellicola cult del 1970: una Parte A (Five Easy Pieces) composta da rielaborazioni di colonne sonore originali del gruppo prodotte per vari filmati e documentari ed eseguite con una vera e propria Big Band, e una parte B (Five Uneasy Pieces), risultato di due sessioni di improvvisazione tenute da Illachime quartet nel febbraio 2018; è qui che si evidenzia la profonda attenzione della band ai segnali che vengono dalla realtà sociale e politica del mondo attuale, sempre più sull’orlo del baratro tra violenza, devastazione ambientale, economie predatorie e razzismo dilagante.
Illachime quartet è un progetto complesso, ma sin dai tempi del primo lavoro omonimo, risalente al 2001, apparvero chiare le coordinate di ricerca sonora del gruppo, in cui il background accademico di Elvetico, professore di armonia e analisi presso il Conservatorio, si incontra con l’asprezza del post punk e l’improvvisazione radicale del free jazz. “Sin dagli inizi del nostro progetto” spiega Gianluca Paladino “non abbiamo mai scelto di definire la nostra musica, non per ragioni ideologiche o etico-filosofiche ma proprio perché era nell’ordine delle cose, faceva parte del nostro essere in musica in cui fluiscono, anche strampalate, le nostre esperienze individuali. Spesso ci è capitato di essere percepiti come ‘musica difficile’, ma quando poi il pubblico viene ai nostri concerti viene rapito da quella dimensione indefinibile e surreale dell’onda sonora che ci rappresenta più di ogni altra modalità compositiva.
Ci piace sorprendere e sorprenderci nell’atto stesso dell’improvvisazione, così come avviene nella seconda parte di questo lavoro, cosa della quale sono peraltro molto fiero.
Abitualmente lavoriamo sulla sonorizzazione di immagini e una delle esperienze più entusiasmanti fu quella condotta sulla pellicola dl Elvira Notari del 1921, È piccerella. Quando ce lo proposero “continua Gianluca “restammo interdetti, non conoscevamo quel film, ma ci accorgemmo che c’era tutto, che rappresentava appieno ogni emozione e ogni sviluppo drammaturgico e la cosa ci convinse. In questo album, nella prima parte abbiamo raccolto il meglio dei nostri lavori su colonne sonore per restituire a tutti la nostra storia e a noi un traguardo importante, quello di festeggiare insieme dopo quasi vent’anni la nostra condivisione musicale”.

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