Illachime quartet
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Filed under Recensioni, Soundtrack 2019

intervista su Unfolding Roma

leggi qui l’intervista online

1) Ciao Gianluca, Ivano, Pasquale e Fabrizio. Parlatemi un po’ del vostro gruppo, da chi è composto (nomi e cognomi e strumenti suonati e cantante/i)
Gianluca: Il gruppo è composto da Fabrizio Elvetico (piano, elettronica, basso), Gianluca Paladino (chitarre), Pasquale Termini (violoncello), Ivano Cipolletta (batteria e percussioni).
Niente cantante quindi, Illachime è un ensemble strumentale.
Ciascuno di noi ha fatto cose in ambiti artistici molto diversi. Io sono un chitarrista innanzitutto hard rock, ma ho lavorato in passato anche con l’elettronica nella sonorizzazione di filmati e di installazioni d’arte. Ivano è stato batterista di uno dei più seminali gruppi della new wave napoletana dei primi anni 80, i Panoramics. Pasquale è un violoncellista di formazione classica che proviene da una grande famiglia di musicisti, è espertissimo della tradizione musicale partenopea e lavora molto con il teatro. Infine Fabrizio ha una formazione da compositore accademico, insegna in conservatorio da vent’anni e ha altri progetti musicali basati sull’improvvisazione.

2) Parlateci della storia del vostro gruppo, quando vi siete formati, il perché di questo nome, da quanto tempo suonate insieme e che genere di musica fate
Gianluca: Illachime nasce nel maggio del 2002, inizialmente come duo composto da me e da Fabrizio, anche se già dal nome l’ispirazione ci proiettava verso una formazione combo di quattro elementi.
Fabrizio: Noi due ci incontrammo anche per via di ascolti simili, in particolare condividevamo l’amore per il post-punk e il gothic rock: fummo tentati di chiamare la band “In lacrime”, ma ci sembrò un po’ eccessivo e così, cambiando due lettere, “inlacrime” diventò “il-la-chi-me”, due articoli e due pronomi.
Gianluca: Quanto al genere musicale, dopo 17 anni questa resta la domanda più difficile alla quale rispondere. Nel nostro lavoro entra molto la musica per film e per le immagini, e del resto tutti e quattro siamo appassionati di cinema e di arti figurative. Questa influenza si incrocia con l’attitudine più improvvisativa che è diventata centrale negli ultimi anni e che ci ha fatto affezionare all’espressione free form. Se pensi a Soundtrack for parties on the edge of the void, il nostro ultimo disco, tutta la parte B è derivata da due sessioni di improvvisazione totale registrate nel teatro de l’Asilo Filangieri di Napoli, da cui abbiamo estratto cinque momenti. Poi ci sono echi di abstract punk, musica contemporanea, minimalismo, avant jazz, noise industriale, post-rock… la cosa più interessante dopo 17 anni di musica è che non riusciamo ad avvicinarci al genere e al sound di nessun altro gruppo.
Ivano: Non credo si possa dare un’etichetta alla musica che suoniamo: è frutto di variegate esperienze musicali che, vista la nostra età non più giovane, sono ampie e profonde. Partendo dall’idea compositiva di Fabrizio, ognuno di noi ha dato il proprio contributo alla stesura dei brani come fossero puzzles forniti delle nostre tessere, cercando, se possibile, l’incastro perfetto.

3) Una carrellata dettagliata del vostro album. Quando esce, in che lingua cantate. Qual è il messaggio principale che volete dare a chi vi ascolta? Qual è il vostro target?
Gianluca: Soundtrack for parties on the edge of the void è uscito negli store digitali il 7 giugno 2019 e come cd circa un mese prima. Potremmo cantare in qualsiasi lingua ma siamo un gruppo strumentale. Nella nostra storia gli unici due brani cantati sono stati interpretati oramai diversi anni fa da due leggende del post-punk inglese, Graham Lewis dei Wire e Mark Stewart del Pop Group. Osmosi sonora è uno dei messaggi chiave che cerchiamo di far passare, soprattutto nei live: coinvolgimento dell’ascoltatore attraverso un’onda avvolgente di suoni e rumori. Target? che strana parola!! Siamo una band, come si dice, “di nicchia” e il nostro pubblico è sempre stato abbastanza circoscritto a cultori della sperimentazione, non crediamo però di dover essere etichettati come gruppo di “difficile ascolto”, “ostico” o peggio “solo per esperti di musica”, tutte eventualità che personalmente mi atterriscono!!
Fabrizio: proprio dall’eredità del post-punk prendiamo l’idea che possa esistere una musica in grado di essere “vissuta” a diversi livelli: uno immediato, fisico e diretto, e uno più sotterraneo, ricercato e studiato, che non si limiti però a essere il risultato di esperimenti di laboratorio, quanto piuttosto lavori in filigrana per rendere il discorso musicale stimolante, imprevedibile, e in fin dei conti possa conservare alla musica uno spazio di libertà.

4) Ci puoi far fare un viaggio attraverso le tracce e spiegarci il tema contenuto in ognuna di esse (trattandole una per una, citandone il titolo)?
Gianluca: Cercherò di essere breve!! Soundtrack for parties on the edge of the void è un concept diviso in due parti ispirate a Cinque pezzi facili, pellicola cult di Bob Rafelson del 1970: la Parte A (Five Easy Pieces) è composta di rielaborazioni di colonne sonore originali del gruppo prodotte per vari filmati e documentari tra il 2011 e il 2015.
Easy piece #1 – E’ un inizio un po’ particolare per Illachime. I nostri album si sono sempre aperti con atmosfere tese e ansiogene, questo pezzo invece corre molto rilassato e apre subito alla prima novità e cioè l’utilizzo di una sezione fiati. In origine nacque come commento sonoro a un video divulgativo di bioarchitettura realizzato da noi per lo studio francese Amaco. Ma poi abbiamo aggiunto elementi contrastanti e riarrangiato il tutto.
Fabrizio: scrivendo l’arrangiamento dei fiati, avevo in mente in particolare la musica del cinema italiano degli anni ‘60, quella dei vari Trovajoli, Morricone, Piccioni, Umiliani… adoro quel cinema e quella musica, che talvolta sotto una facciata spensierata celava sottili malesseri. Ci sono due trombe (Ciro Riccardi degli Slivovitz e Charles Ferris – di San Francisco ma che vive a Napoli – della Fanfara Station), due tromboni (il musicista sperimentale pugliese Carlo Mascolo e il jazzista ligure Lauro Rossi dell’Instabile Orchestra), poi ancora Marco Pezzenati (vibrafonista del San Carlo), Marcello Vitale (mandolinista dei Lautari Din Rosiori) e Umberto Lepore (jazzista che lavora con numerose formazioni partenopee). Per rendere quell’atmosfera non ci siamo fatti mancare niente: in chiusura Pasquale ha aggiunto anche il suo fischio sbarazzino.
Gianluca: Easy piece #2: questa traccia è molto sognante ma ha delle tessiture strumentali che creano una certa tensione armonica. Suoni e sezioni appaiono e scompaiono con una modalità tipica di Illachime (qui interviene la chitarra preparata di Sergio Albano, pregevole performer campano in ambito radicale) sfociando prima in una avvolgente parte orchestrale e successivamente in una chiusura decisamente più hard, con il solo del sax tenore di Pietro Santangelo dei Nu Guinea. Dal vivo poi il pezzo viene tutto un po’ estremizzato e reso più grezzo.
Easy piece #3: se la memoria non mi inganna anche questa traccia nasce in origine per sonorizzare un videoclip di Amaco. E’ un pezzo che ti porta a salire e a scendere come se stessi su un aliante. Ci si muove tra atmosfere più tipicamente rock, sezioni di fiati, irregolarità ritmiche, reminiscenze medio-orientali e poi si atterra…
Fabrizio: la scrittura dei fiati prevede un progressivo accumulo di dissonanze che porta il pezzo da un inizio leggero a un finale teso: rappresenta in piccolo quello che è l’intero disco, un viaggio dalla festa al baratro. Qui sono in evidenza i sassofoni di Max Fuschetto, Giulio De Asmundis e Giuseppe Giroffi, tutti pregevoli musicisti attivi in interessantissimi progetti nell’area campana e oltre.
Gianluca: Easy piece #4: inizialmente ha un incedere e una struttura quasi da musica classica. Solenne ed austero nella prima parte, va ad aprirsi a un insieme di campionamenti, esposizioni di temi e atmosfere soniche che entrano ed escono dalla struttura in perfetto stile Illachime, per poi chiudersi in una desolante atmosfera decadente e retrò. Il Quartetto incontra Won Kar-Wai in una stanza essenziale e completamente vuota.
Fabrizio: Il finale è impreziosito dai legni di quattro giovani musiciste allieve di conservatorio, Elisa Vito, Francesca Diletta Iavarone, Sara Piccegna, Rosa Maria Meoli.
Gianluca: Easy piece #5: nasce come commento musicale di un breve video divulgativo per i ragazzi delle scuole medie (!!). Trovo che abbia un tiro e una musicalità non comune e un piglio funky terribilmente attraente. L’arrangiamento con la sezione di fiati lo ha reso molto fruibile, quasi ballabile.
Fabrizio: Qua c’è la Big Band al gran completo, tre trombe, tre tromboni, quattro sassofoni. Oltre ai già citati ci sono la trombonista sperimentale romana Shelly Bisirri e due musicisti della banda musicale della Nato (Lee Koelz alla tromba e Nino Spezzano ai clarinetti)
Gianluca: La parte B del disco (Five Uneasy Pieces) è il risultato di due sessioni di improvvisazione totale tenute da Illachime nel febbraio 2018. Per capirlo bisognerebbe entrare nel mood di ogni singolo momento sonoro che abbiamo selezionato, e non è facile…
Fabrizio: giusto una nota linguistica, la parola “uneasy” si traduce in italiano non solo – e non tanto – con “difficile”, ma soprattutto con “inquieto”, “scomodo”, “preoccupato”, “ansioso”, il che rende molto meglio il senso di questa seconda parte.
Gianluca: Uneasy piece #1: in quadrato uno di fronte all’altro: sembra la Sfida all’Ok Corral. Ci affidiamo alla pulsazione continua di un sample weberniano per tessere ognuno la propria trama, tendendo poi all’esplosione sonica e alla disarticolazione ritmica finale.
Uneasy piece #2: questo è Illachime al 100%, questo siamo noi!! Una serie di traiettorie e di rincorse tra gli strumenti in una modalità sottile, sotterranea, inespressa. C’è anche tutto il nostro Mediterraneo, spazzato però dal vento e coperto da nuvole da cui ogni tanto fa capolino un raggio di luce.
Uneasy piece #3: anche questo è Illachime. Tutto in tensione dall’inizio alla fine con ogni tanto un momento liberatorio. Sottili asimmetrie tra basso e batteria. Rude e scabro.
Uneasy piece #4: è il contraltare a Uneasy Piece #2 dove però la tensione, l’ansia le atmosfere liquide ci portano nei bassifondi, nel sotterraneo, nel non detto. Mi fa pensare a Black Rain, un vecchio film di Ridley Scott.
Uneasy piece #5: si coglie l’attimo perfetto dell’improvvisazione, quando ogni strumento si allinea agli altri, tutti suonano quello che va suonato e tu non vorresti che finisse mai! Ogni cosa è detta ma tutto rimane sospeso e senza che si delinei un obiettivo definito: si sta in un flusso, fatto di equilibri e di interplay.
Fabrizio: Per il resto, il pezzo gronda di rassegnata malinconia, ed è per questo che lo abbiamo collocato in chiusura: il mondo sull’orlo del baratro finisce non in un’apocalisse, ma in un mesto, irrimediabile declino. Ed è anche per questo che nel video promozionale abbiamo citato alcune frasi di Quintet di Robert Altman: I never think of the past.. it’s gone, but maybe it’s the closeness of another person… you make me think of life, you remind me of what we’ve lost
La chiusura vera e propria dell’album è affidata a Game over: una reprise di Easy #5, pietrificata in un’ossessiva ripetizione di pattern su cui si innestano le figure iterative del vibrafono prima, e poi, diametralmente opposti, i fraseggi free di tutta la Big Band. Ma non finisce qui: per chi lascia scorrere una manciata di secondi di silenzio, c’è da scoprire una ghost track, un delicato estratto dalla sonorizzazione live fatta recentemente da Illachime di un film muto del 1921 di Elvira Notari, prima donna regista italiana.
Gianluca: Soundtrack for parties on the edge of the void è un progetto corale e complesso. E’ stato interamente registrato nel teatro dell’Asilo Filangieri di Napoli i cui membri hanno contribuito alla realizzazione per la parte grafica, alcune foto, la comunicazione, il supporto tecnico. Il lavoro ha visto anche la partecipazione appassionata di un folto numero di musicisti (ben diciannove, oltre al quartetto), artisti e tecnici, che tutti hanno generosamente regalato la loro disponibilità al progetto.
Fabrizio: in effetti un lavoro del genere è stato possibile solo grazie all’accoglienza avuta da l’Asilo, spazio pubblico dedicato alla cultura e gestito in maniera aperta e collettiva secondo i principi delle creative commons, diventato negli ultimi anni punto di riferimento e case study in Italia e in Europa. In ambito artistico l’Asilo ha innescato processi di produzione e di sperimentazione artistica fondati sulla contaminazione permanente tra arti e saperi diversi che hanno ribaltato la concezione delle politiche culturali degli ultimi anni, ed è qui che il nuovo disco di Illachime è stato provato, registrato e presentato, avvalendosi della collaborazione di artisti e operatori che fanno parte della sua comunità solidale ed è stato prodotto grazie al crowdfunding lanciato attraverso i suoi canali comunicativi. L’anima della musica che ne viene fuori è impregnata dalle molteplici possibilità espressive generate da questo straordinario spazio di libertà che per 7 anni ha sostenuto costantemente la musica di ricerca, ha incoraggiato la nascita di formazioni inedite che hanno avuto modo di esprimersi e conoscersi proprio tra le tavole dei suoi palchi, ha ospitato maestri della musica internazionale e formato un nuovo pubblico sempre più ampio, eterogeneo e preparato.

5) Leonardo di Caprio ha salvato la giungle del Guatemala. L’attore americano è da sempre impegnato per la tutela del nostro ambiente. Quanto ti senti vicino a questa tematica e cosa fai quotidianamente per essere ‘rispettoso” di ciò che ci circonda?
Gianluca: l’ambiente è il tema dei temi, anche se pochi hanno avuto il coraggio di dire apertamente che siamo già andati oltre nella distruzione del pianeta e che probabilmente non c’è più possibilità di ritorno. E’ come l’orchestrina del Titanic che suona mentre la nave affonda ed è anche il significato del sottotitolo al nostro disco. “Musica per feste sull’orlo del baratro”: non ci resta che ballare mentre tutto affonda. Di Caprio mi sembra una grande persona oltre che un grande attore, soprattutto se diretto da Scorsese.
Fabrizio: è curioso vedere come la gente comune venga colpevolizzata della situazione in cui ci troviamo relativamente alla devastazione ambientale con i suoi corollari, e che le venga chiesto di fare il possibile per arginare questa deriva, mentre i primi responsabili di tutto questo restano comunque sullo sfondo e continuano a fare allegramente il loro comodo. Non dovremmo mai dimenticarci che il consumismo che l’ha generata è stato forzatamente indotto dalla società capitalistica, ed è il capitalismo il vero nemico da combattere.

6) Presto ci sarà LA SPERIMENTAZIONE DEL 5g su 120 piccoli comuni ed alcune smart cities(milano, prato,, l’aquila, matera,bari. Roma, torino), che fungeranno da cavie per la sperimentazione, attraverso una rete wireless di nuova generazione che renderà possibile connessioni mobili superveloci. Antenne, modem che verranno implementati sugli smartphone e sui tetti saranno base station per la diffusione del segnale. Credi che questa sia una conquista tecnologica o invece è meglio rimanere come siamo, visto che questo ritrovato tecnologico dovrebbe avere un forte impatto sulla nostra salute(essendo la frequenza delle onde elettromagnetiche più alte oltre il 200%?)?
Gianluca: credo che molta dell’enfasi che si ripone in alcune innovazioni tecnologiche serva essenzialmente perchè quella infinitesimale parte super ricca della popolazione mondiale possa continuare ad accumulare allegramente sempre più soldi e potere.
Ivano: le innovazioni tecnologiche sono ben accette ma, purtroppo, gli effetti collaterali sull’ambiente e sugli esseri viventi sono quasi sempre negativi; alla fine siamo soltanto una massa composta da numeri. A chi importa?

7) E’ stato annunciato qualche giorno fa che la regista Lina Wertmuller riceverà la statuetta dell’oscar per la sua carriera. Che idea hai dei suoi film? E del suo fare cinema?
Gianluca: ha un modo di girare particolare e visionario, legato ancora molto all’aspetto artistico del cinema. Sono contento che la statuetta, per quello che può significare, sia attribuita ad una regista donna

8) La Nike, il noto marchio sportivo ha fatto una specie di rivoluzione: in alcuni negozi che hanno il suo brand, ha esposto manichini plus size, con pancette e curve, in modo da rappresentare anche le cosiddette donne curvy. L’obiettivo è quello del “body positivity”, proponendo un ideale di bellezza ampio. E’ solo una scelta di marketing o rispecchia un lato della società che basa molto sull’apparenza e sulla perfezione del corpo?
Gianluca: entrambe le cose, queste multinazionali tendono quasi sempre a seguire o imporre delle mode per sfruttarle commercialmente per poi passare alla moda successiva.
Fabrizio: a mio parere sono fatti del tutto marginali, che si tratti di iniziative promosse dal basso o da una multinazionale. Si moltiplicano le mode che fanno appello alla correttezza nei confronti di segmenti “deboli” e nel frattempo si sparge odio, competizione selvaggia, mors tua vita mea. Quante volte sui social trovi qualcuno che spara a zero sui migranti e nel frattempo ha la bacheca piena di gattini? quanti vegani blaterano di etica nei confronti degli animali e nel frattempo se ne fottono se c’è chi sta sotto al sole per un’intera giornata a 2 euro all’ora per raccogliere i pomodori che mangiano? la realtà è che, prima di mettersi dietro all’ultima trovata politically correct bisognerebbe pensare a ricostruire i rapporti tra le persone, tornando a curarli e a ritrovarne il senso, che è innanzitutto quello comunitario e cooperativo. Questa è una tensione che abbiamo respirato intensamente a l’Asilo durante le registrazioni del disco: è come se quella realtà induca nelle persone che la attraversano un senso della solidarietà e del fare comune che ormai è sempre più difficile trovare.
Ivano: Nike e pancetta è un ossimoro; forse si cerca di creare un modus vivendi che va al di là del fisico perfetto e scolpito; si invoglia ad essere più “in carne”, quindi a mangiare di più, a più consumismo alimentare, a più malattie cardiovascolari, a comprare più farmaci, a sottoporsi ad esami clinici arricchendo i soliti noti sconosciuti.

9) Qualche giorno fa è stato il 25° anniversario della morte di Troisi. Visto che siete di napoli, che pensiero volete esprimere a questo proposito?
Gianluca: una profonda amarezza per quello che sarebbe potuto essere ed è stato spezzato così presto.
Pasquale: La morte prematura di Troisi per me che sono di San Giorgio – la cittadina appena fuori Napoli dove anche lui è nato – è stata un po’ come perdere un amico o quasi un fratello maggiore, e con grande onore spesso ci vantiamo del fatto di vivere nel paese di Massimo Troisi. Che è stato un autentico genio della comicità.

intervista di Michela Di Mattia

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