Illachime quartet
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Filed under I'm Normal 2009, Recensioni

Movimenti Prog, recensione I’m Normal

Il fondo grigio e l’espressionismo delle due forme in bilico tra Mirò e Kandinsky predispongono al meglio l’ascolto di quella che ritengo non solo una delle migliori uscite Lizard ma anche nel recente panoramico italico.
Al di là dei molti e importanti ospiti presenti (Rhys Chatham, Mark Stewart, Graham Lewis nonché il pianista jazz Salvatore Bonafede) è il sound progettato da questo trio…Sì, avete letto bene perché l’Illachime Quartet è Fabrizio Elvetico (basso, tastiere, elettronica), Gianluca Paladino (chitarra) e Pasquale Termini (violoncello). Un trio che è un quartetto.. ma anche un quartetto che è un trio…insomma un paradosso che potrebbe essere dipanato dalla cabala.
Comunque sia I.Q. è una band che (come suggerisce il titolo dell’album) va diritta al cuore passando prima dallo stomaco e poi dal cervello.
Il viaggio inizia nel migliore dei modi: Terminali (Source) è una ballad post-atomica dai colori finemente crepuscolari dove il tappeto elettro-acustico (struggente l’impasto tra le corde di Termini e l’elettronica dell’ospite Dario Sanfilippo contaminato dalle fugaci inserzioni del Requiem di Faurè insufflate dai samplers di Elvetico) si fonde a meraviglia con la tromba di Chatham persa in lontananza. Un brano di sublime lentezza. La voce ( e il testo) di Stewart regge i miasmi ipnotici di Discentro, una sorta di acida scorribanda che tocca sonorità dal cupo sapore trance. Ballrooms (vivify) si sviluppa sulle movenze di una rarefatta danza cosmica che odora di Talking Heads narcotizzati (ma quelli di Remain in Light!) mentre Bottom Sea Engines vive di un respiro fatto di elettronica frastagliata in cui, gradatamente, si fa largo il piano liquidamene jazzy di Bonafede. Molto interessante la “maciullazione materica” di Flying Home mentre la conclusiva Terminali (destination) trae linfa vitale da un spasmodico crescendo che si va dapprima a sciogliere in un pastoso violoncello per poi farsi inghiottire dal Recondito Silenzio. L’inaspettata riemersione vede un granitico interplay tra piano, chitarra e la batteria di Agostino Mennella. ….
Ma come? E’ tutto già finito? Allora me ne resto qui, in trepida attesa di nuove storie….

Vincenzo Giorgio

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