Illachime quartet
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Filed under I'm Normal 2009, Recensioni

Rockerilla, recensione I’m Normal

II quartetto napoletano, più spesso ridotto a trio nei solchi di questo secondo album, è quanto di meglio possa offrire l’avantgarde nazionale più contaminata con l’elettronica: l’improvvisazione acustica (pianoforte, violoncello e chitarra, con eventuale aggiunta di batteria) è un agente infettante di un suggestivo soundscaping che rimanda a una realtà proiettata sullo schermo di un cinema immaginario. Tutto ciò non deve essere passato inosservato oltre confine, considerando i prestigiosi collaboratori che hanno contribuito all’opera: non ultimo il compositore newyorchese Rhys Chatham, che con la sua tromba interrogativa trasporta “Terminali (Source)” nella Mitteleuropa dei Tuxedomoon più incantati, dialogando poi con i ritmi serrati di “Discentro”, saturi di disagio suburbano. Qui le partì vocali sono affidate a Mark Stewart, ma più che al Pop Group vien da pensare al Matt Johnson di Burning Blue Soul. L’elaborata dissonanza di “Ballrooms” feconda una “bush of ghosts” nella quale si fa largo la presenza di Graham Lewis dei Wire, prima che il pianoforte ospite di Salvatore Bonafede si insinui pensoso tra le disturbanti trame industriali di “Bottom Sea Engines”. Il finale del disco ricompone il quartetto in veste completa, con “Flying Home” lacerata tra jazz eurocolto e funk freddo e martellante, e “Terminali (Destination)” che mette in gioco tutto e il contrario di tutto, dal notturno per piano alla no-wave sferragliante, concludendo sulle note di un mesto post-rock.

Enrico Ramunni

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